Piazza Garibaldi a Nicosia, il salotto del centro storico dove il gallo-italico si sente ancora nei circoli e al mercato

Cultura · Nicosia

Il gallo-italico di Nicosia: la parlata «lombarda» che resiste in Sicilia

A Nicosia si parla una lingua che non è siciliano: il gallo-italico, portato tra XI e XIII secolo dai coloni chiamati dai Normanni. Sei centri lo conservano in tutta l'isola; qui vive nei soprannomi, al mercato, e ogni settembre sale sul palco di Piazza Garibaldi.

Foto: Giangrasso Epifanio Salvatore, CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Chi si ferma a Nicosia e tende l’orecchio al mercato o nei circoli della piazza può sentire qualcosa che non torna: parole che non suonano siciliane. Non è un’impressione. Il gallo-italico di Nicosia non è una variante del siciliano: è una parlata alto-italiana, arrivata sull’isola quasi mille anni fa e mai andata via.

Da dove viene

Tra XI e XIII secolo i Normanni chiamarono coloni a ripopolare la Sicilia interna: venivano soprattutto dal basso Piemonte e dalla Liguria montana — «lombardi» nel senso medievale del termine, cioè genti del Nord. La loro lingua si è depositata qui e in poche altre comunità, e da allora convive con l’italiano e con il siciliano. A Nicosia la traccia è rimasta perfino nella pianta della città: dei due quartieri storicamente rivali, i Mariani di Santa Maria Maggiore sono di origine lombarda, i Nicoleti quelli di San Nicolò.

Dove si parla ancora

I centri gallo-italici della Sicilia sono sei: Nicosia e la vicina Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone nell’Ennese, San Fratello e Novara di Sicilia nel Messinese. La parlata è iscritta nel R.E.I.S., il Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana, come «parlata alloglotta gallo italico». Nicosia è il centro più noto: gli anziani la usano ancora tra loro, al mercato e nei circoli, e sopravvive nei modi di dire e nei soprannomi.

Come suona: una parola per capire

U carrèvë vuol dire semplicemente il carretto — il mezzo che per secoli ha portato grano, legna e famiglie lungo le strade dell’entroterra, e che qui conserva il suo nome nella parlata di casa. Non a caso è diventato il titolo di una serata dell’Estate Nicosiana: U Carrèvë, il 5 settembre 2026 in viale Vittorio Veneto. E quando la città ha dedicato un annullo filatelico alla Madonna del Soccorso, sul retro della cartolina celebrativa ha stampato un’antica preghiera — in gallo-italico.

Dove ascoltarlo dal vivo

L’appuntamento principale è il Festival del Galloitalico Nicosiano: nel 2026 tre serate in Piazza Garibaldi — il 7 settembre la commedia della Compagnia Teatrale Briciole d’Arte, il 13 la tragi-commedia Ndria e Ntunietta degli studenti dell’I.I.S. F.lli Testa, il 17 il recital di poesie della Compagnia Teatrale Girasole. Il dialetto compare anche fuori dal palco: alla Sagra del Nocattolo gli sketch in gallo-italico stanno in programma accanto alle degustazioni.

Domande frequenti

Il gallo-italico è un dialetto siciliano?

No: è una parlata alto-italiana, portata in Sicilia tra XI e XIII secolo dai coloni chiamati dai Normanni, soprattutto dal basso Piemonte e dalla Liguria montana. Convive col siciliano ma non ne deriva.

In quali paesi si parla?

In sei centri: Nicosia, Sperlinga, Piazza Armerina e Aidone (provincia di Enna), San Fratello e Novara di Sicilia (provincia di Messina).

Dove si può sentire a Nicosia?

Al Festival del Galloitalico Nicosiano a settembre in Piazza Garibaldi, agli sketch della Sagra del Nocattolo — e, con un po’ di fortuna, al mercato e nei circoli del centro.

Fonti

Treccani (comunità gallo-italiche) per origini e diffusione; Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana (R.E.I.S., «parlata alloglotta gallo italico») per i sei centri; cartellone dell’Estate Nicosiana 2026 e canali del Comune per festival e serate. Il contesto completo della città è nella guida Cosa vedere a Nicosia.