Nicosia è una città di circa 12.400 abitanti in provincia di Enna, costruita su quattro colli a oltre 700 metri di quota, dove i Nebrodi digradano verso l’interno dell’isola. Su Google la precede quasi sempre l’omonima capitale di Cipro. Chi arriva fin qui, però, trova cose che a Cipro non ci sono: una cattedrale trecentesca che nasconde sopra la volta un soffitto dipinto del Quattrocento, i ruderi di un castello normanno, grotte abitate fino a pochi decenni fa e una parlata medievale arrivata dal Piemonte.
Questa guida raccoglie quello che vale il viaggio, con i collegamenti alle schede di dettaglio per orari, accessi e prenotazioni. La firma la redazione di Vivi Nicosia.
Dove si trova Nicosia (no, non è quella di Cipro)
Prima l’equivoco, così ce lo togliamo: Nicosia di Sicilia non c’entra nulla con Lefkosia, la capitale di Cipro. Sta nel nord della provincia di Enna, lungo la statale 117 che taglia l’isola da nord a sud, in quella Sicilia interna che i flussi turistici della costa sfiorano appena.
La geografia spiega già molto della sua storia. La città si adagia su quattro colli, come attesta il Comune, ed è stata a lungo un crocevia ricco: città demaniale dal XII secolo, cioè soggetta direttamente al re e non a un feudatario, con il titolo di «Civitas Costantissima». La chiamano «città dei 24 baroni» per le famiglie nobili che vi risiedevano nel Settecento — secondo la tradizione, 24 baroni, due marchesi, un conte e oltre 250 famiglie gentilizie. Di quella stagione restano i palazzi che ancora fiancheggiano le vie del centro storico.
C’è poi una particolarità che si sente, prima ancora di vedersi. A Nicosia sopravvive il gallo-italico, una parlata portata tra XI e XIII secolo dai coloni che i Normanni chiamarono a ripopolare la Sicilia interna: venivano soprattutto dal basso Piemonte e dalla Liguria montana, «lombardi» nel senso medievale del termine. Nicosia è uno dei sei centri siciliani dove questa lingua resiste, insieme alla vicina Sperlinga. Gli anziani la parlano ancora tra loro, al mercato e nei circoli. La storia completa della parlata è nel ritratto del gallo-italico.
Piazza Garibaldi e la Cattedrale di San Nicolò
Il punto di partenza è Piazza Garibaldi. Qui si affaccia la Cattedrale di San Nicolò, attestata già nel 1340 e diventata cattedrale nel 1817, quando Pio VII eresse la diocesi di Nicosia. Dal 1940 è monumento nazionale.
L’esterno merita tempo: il portale gotico detto Porta del Paradiso, con la sua decorazione a foglie d’acanto, e il campanile gotico a tre ordini, alto una quarantina di metri, con bifore e trifore scolpite tra fine Trecento e metà Quattrocento.
La navata centrale della Cattedrale. Foto © Nicola Biondo.
La parte che conta di più, però, non si vede entrando. Sopra la volta a botte affrescata nel 1810 dai fratelli Manno sopravvive il soffitto ligneo dipinto tra XIV e XV secolo: campate di capriate decorate con scene sacre e soprattutto profane — dame, cacce, animali, un alfabeto gotico. Per l’Ecomuseo di Nicosia è l’unico esempio in Italia di tetto a capriate dipinto; Federico Zeri lo definì «uno straordinario, unico monumento». Per un secolo l’hanno visto solo studiosi e restauratori. Dal giugno 2024 una piattaforma multimediale realizzata dalla Diocesi permette di esplorarlo pannello per pannello: i dettagli pratici sono nella scheda della Cattedrale, e la storia per esteso nel nostro approfondimento sulla Cattedrale di San Nicolò e il suo soffitto ligneo.
Santa Maria Maggiore e il trono di Carlo V
Pochi minuti a piedi e si sale alla Basilica di Santa Maria Maggiore, l’altra metà della storia religiosa cittadina. Per secoli i due quartieri rivali — i Mariani di Santa Maria, di origine lombarda, e i Nicoleti di San Nicolò — si sono contesi precedenze e processioni; qualche eco di quella rivalità si coglie ancora oggi nelle feste.
La chiesa normanna fu travolta nel 1757 da una frana, la «lavanca», e ricostruita in forme tardobarocche. Dentro c’è il pezzo che da solo giustifica la salita: la Cona di Antonello Gagini, un polittico marmoreo monumentale già in opera nel 1512, sopravvissuto alla frana. Accanto, uno stallo ligneo del 1518 circa che i nicosiani chiamano trono di Carlo V: l’imperatore vi si sedette nel 1535, passando da Nicosia al ritorno dalla campagna di Tunisi.
Il Castello e la città dall’alto
Dalla piazza si sale al Castello lungo scale e vicoli che tagliano il centro storico. La rocca era abitata già dai Siculi nel VII secolo a.C., poi fu avamposto bizantino e infine normanno, dal 1062. Dei bastioni restano ruderi, un ponte con arco a sesto acuto, scale scavate nella roccia e la «grotta di nigrò», una cavità funeraria mai esplorata del tutto. Il motivo vero per salire è il colpo d’occhio: da quassù i quattro colli, i campanili e i tetti della città si leggono in un solo sguardo, e la vista arriva alla valle dei Nebrodi.
Le dimore rupestri, la città scavata
Le dimore rupestri sotto lo sperone del Castello. Foto © Comune di Nicosia.
Sotto lo sperone del Castello si apre la Nicosia più antica: le dimore rupestri, grotte-abitazione scavate nella roccia e vissute dalla preistoria fino a pochi decenni fa. Non è un sito recintato con biglietteria: si scoprono camminando, tra salite e scale, con l’accesso indicato in via Nisi. Il complesso è stato segnalato più volte al censimento FAI «I Luoghi del Cuore» (edizioni dal 2016 al 2022). Chi vuole capirle davvero può prenotare il trekking delle dimore rupestri, tre ore con guida tra le grotte e i sentieri panoramici.
La Giudecca e i palazzi dei baroni
Tra Cattedrale e Castello si attraversa il quartiere ebraico, la Giudecca. La comunità ebraica di Nicosia compare in quasi tutte le liste fiscali del Quattrocento del Regno di Sicilia, fino all’espulsione del 1492; ne restano la memoria nel nome di via Giudecca, i vicoli stretti e gli edifici a torre del settore est del centro storico.
Il resto del centro parla la lingua dei baroni: i palazzi delle famiglie nobili si susseguono lungo via Fratelli Testa e le strade attorno, tra portali barocchi, mascheroni e atri neoclassici. Il modo migliore per metterli in fila è il walking tour del centro storico.
A proposito: si legge spesso che Nicosia sarebbe la «città delle cento chiese». I numeri documentati sono più sobri ma comunque notevoli — a inizio Settecento se ne contavano 84, con sei conventi e quattro monasteri. Per una città di provincia è una densità fuori scala, e molte si visitano ancora.
La montagna: Sambughetti e i laghetti Campanito
I laghetti di Campanito, nella riserva naturale sopra Nicosia. Foto © Foto territorio Nicosia.
Nicosia è anche montagna. A nord del centro, lungo la SS117, si entra nella Riserva naturale orientata Sambuchetti-Campanito: 2.358 ettari tra Nicosia e Cerami, istituita nel 2000. Qui sta il Monte Sambughetti, che con i suoi 1.559 metri (dato della Regione Siciliana) è il tetto della provincia di Enna, coperto da una faggeta relitta dell’epoca glaciale, tra le più meridionali d’Europa. Ai piedi del Monte Campanito, tre invasi naturali formano i laghetti di Campanito, che la Regione Siciliana indica tra le aree umide più importanti dei Nebrodi: d’estate si coprono di lenticchia d’acqua, d’inverno può capitare di trovarli gelati sotto la neve.
Una precisazione utile per orientarsi: i monti di Nicosia appartengono ai Nebrodi occidentali, ma il territorio comunale non rientra nel Parco dei Nebrodi — dei comuni ennesi ne fanno parte Cerami e Troina. La riserva regionale è comunque libera e ben sentierata; per un’escursione accompagnata c’è il trekking in montagna.
Cosa si mangia (e si beve)
La cucina nicosiana è di montagna: pastorizia, grano, orti. Due indirizzi raccontano bene la filiera. Il Caseificio Albereto lavora latte di bufala in contrada Albereto, nelle campagne di Nicosia, con visite e degustazioni. Il Birrificio 24 Baroni ha preso il nome dalle famiglie baronali del Settecento; la visita con degustazione si prenota in poche righe. Per un assaggio più largo del paniere locale — formaggi, olio extravergine, dolci — c’è l’esperienza Formaggi e olio EVO.
Quando andare: Carnevale, Casazza e le feste
Il calendario delle feste è fitto, e conviene farci coincidere la visita. Il Carnevale storico è satira di paese e maschere tradizionali, tra gennaio e febbraio. Nella Settimana Santa va in scena la Casazza, la sacra rappresentazione che Giuseppe Pitrè chiamò «la più solenne, più clamorosa» di tutta l’isola (1881), tornata in strada dal 2016. Tra fine agosto e inizio settembre la città festeggia San Felice, il frate cappuccino nicosiano canonizzato nel 2005, co-patrono accanto al patrono San Nicolò. Il calendario eventi tiene le date aggiornate edizione per edizione.
Consiglio locale: se potete scegliere una sola data, puntate la Settimana Santa. La Casazza non si prenota e non si paga: basta seguire il corteo.
Nei dintorni: Sperlinga e Cerami
Sperlinga, a una decina di chilometri da Nicosia. Foto © trolvag, CC BY-SA 3.0.
A una decina di chilometri lungo la SS120, Sperlinga è uno dei Borghi più belli d’Italia: poco più di 600 abitanti e un castello per metà costruito e per metà scavato in una mole d’arenaria, con una cinquantina di grotte abitate fino a metà Novecento ai suoi piedi. Sul castello campeggia il motto dei Vespri siciliani: Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit — ciò che piacque ai siciliani, solo Sperlinga lo rifiutò.
Dall’altra parte, verso Troina, Cerami sta dentro il Parco dei Nebrodi: castello su rupe, una Chiesa Madre cinquecentesca con una Madonna di Antonello Gagini e un ponte di tradizione normanna detto «di Cicerone». Nel 1063, nei suoi dintorni, i Normanni di Ruggero vinsero la battaglia di Cerami, uno degli snodi della conquista dell’isola.
Come arrivare e quanto fermarsi
Il mezzo più comodo è l’auto: dall’autostrada A19 Palermo-Catania si sale verso Nicosia lungo le statali interne. Esistono anche collegamenti in autobus, ma orari e fermate conviene verificarli di volta in volta sui canali delle compagnie. Distanze, uscite autostradali, bus e aeroporti in dettaglio sono nella guida su come arrivare a Nicosia.
Quanto fermarsi: una giornata piena basta per centro storico, Cattedrale e Castello. Con due giorni entrano anche la montagna e un borgo vicino: è il formato che consigliamo.
Domande frequenti
Quanto tempo serve per visitare Nicosia?
Una giornata per il centro storico (Cattedrale, Santa Maria Maggiore, Castello, Giudecca). Due giorni se volete aggiungere la riserva Sambuchetti-Campanito o Sperlinga e Cerami.
Perché si chiama come la capitale di Cipro?
È un caso di omonimia: le due città non hanno legami storici documentati. Quando cercate informazioni online, aggiungete sempre «Sicilia» o «Enna» alla ricerca.
Il soffitto ligneo della Cattedrale si può vedere?
Non a occhio nudo: è nascosto sopra la volta ottocentesca. Dal giugno 2024 si esplora attraverso la piattaforma multimediale della Diocesi; i dettagli sono nella scheda della Cattedrale.
Nicosia è nel Parco dei Nebrodi?
No: i suoi monti fanno parte dei Nebrodi occidentali, ma il territorio comunale è fuori dal perimetro del parco. La Riserva naturale orientata Sambuchetti-Campanito, tra Nicosia e Cerami, è comunque visitabile liberamente.
Cosa si mangia a Nicosia?
Formaggi (compresa la mozzarella di bufala del Caseificio Albereto), olio extravergine, paste di casa e dolci della tradizione, più le birre artigianali del Birrificio 24 Baroni. Le esperienze food permettono di assaggiare la filiera direttamente dai produttori.
Fonti
Comune di Nicosia («Nicosia in breve»), Ecomuseo Petra d’Asgotto, FAI — I Luoghi del Cuore (Castello e dimore rupestri), Chiese di Sicilia — CESi (piattaforma multimediale del soffitto ligneo, 2024), Regione Siciliana — Portale ORBS (R.N.O. Sambuchetti-Campanito), Treccani (comunità gallo-italiche), I Borghi più belli d’Italia (Sperlinga), Parco dei Nebrodi (comuni del parco), Italia Judaica — Università di Tel Aviv (Giudecca), Wikipedia con riferimenti per date e opere.